Sostegno a pazienti e personale, nasce la Psicologia Clinica

Assistenza psicologica al personale, agli utenti e ai loro familiari. E’ l’obiettivo della nuova struttura semplice di Psicologia Clinica, attivata dall’Azienda Ospedaliera Carlo Poma nell’ambito di un processo di umanizzazione di cura e di presa in carico. La struttura, diretta da Andrea Benlodi, collabora con tutti i dipartimenti dell’ Azienda e si integra con la rete di assistenza pubblica e privata del territorio. Ci si propone di ampliare il ventaglio di prestazioni offerte ai cittadini, integrando le tradizionali conoscenze e modalità operative in ambito medico con il sapere scientifico in ambito psicologico, allo scopo di garantire una visione completa della problematica del paziente e dei suoi familiari che permetta di orientare gli specialisti in modo efficace rispetto al processo di valutazione e di cura. Dal punto di vista dei professionisti dell’azienda, invece, si vuole migliorare il clima lavorativo, favorendo lo sviluppo di un sentimento di appartenenza al proprio servizio, incrementando la motivazione, l’autostima e offrendo uno spazio per elaborare i problemi insorti e trovare soluzioni.
 
 
Gli psicologi messi in campo dall’Azienda Ospedaliera – 23 a varia formula contrattuale – si muoveranno attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro al fine di condividere modalità di lavoro ed esperienze, dando dar vita a percorsi che aderiscano il più possibile agli effettivi bisogni presentati dalla situazione oggetto d’analisi. Il pensiero che governa le modalità operative descritte interpreta la diagnosi di malattia come un evento che produce una frattura nella percezione di sé sia da parte della persona malata che da parte dei suoi familiari, costretti a rivedere i propri progetti e stili di vita in relazione al nuovo evento. Il paziente spesso perde non solo sua integrità, ma anche la propria rappresentazione sociale, il suo ruolo professionale. Di fronte a una comunicazione che in molti casi può venire percepita come traumatica, il malato e la sua famiglia possono mettere in atto svariate modalità reattive volte a ripristinare un sentimento di sicurezza che la nuova condizione di malattia minaccia fortemente. Queste reazioni possono esprimersi attraverso comportamenti o atteggiamenti aggressivi, svalutanti nei confronti del personale, oppure non adeguati alla serietà del problema presentato. Se riconosciute e considerate adeguatamente dall’equipe curante come espressione di un tentativo di tollerare o fronteggiare il vissuto di dolore per la propria mutata condizione, possono favorire un progetto di collaborazione, alleanza e di presa in carico efficace che permetta di recuperare la centralità della persona.
 
 
 
Il metodo di lavoro prevede:
1)     La collaborazione con il personale medico e infermieristico e con gli assistenti sociali, nelle fasi della presa in carico del paziente dalla diagnosi, al trattamento, alla dimissione, alla eventuale collaborazione con le unità di offerta territoriali;
 
2)     La formazione degli operatori: a partire dall’analisi del caso, il termine formazione va inteso non come semplice apprendimento teorico, ma piuttosto come trasformazione del proprio sapere e di “come si è”. Obiettivo del percorso formativo è l’aumento delle proprie capacità gestionali e di governo delle situazioni critiche nel rispetto della relazione con i colleghi, con il paziente e con la sua famiglia;
 
3)     L’intervento sul paziente: consulenza individuale, familiare, di gruppo, su proposta del medico, finalizzata alla formulazione di un quadro diagnostico in grado di aiutare l’equipe curante nell’individuazione del percorso di cura maggiormente adeguato. Il percorso di cura può comprendere la presa in carico psicologica e psicoterapeutica.
 
 
UN SOSTEGNO AI NEONATI ABBANDONATI IN OSPEDALE
 
Uno dei progetti di rilievo attivati dalla struttura di Psciologia Clinica si rivolge ai bambini abbandonati in ospedale alla nascita o con situazioni giuridiche complesse. Il fenomeno dell’abbandono è più diffuso di quanto si pensi: nel 2009 i bimbi ‘esposti’ (da ‘ex’, fuori, e ‘ponere’, porre, termine utilizzato per individuare quei bambini che venivano lasciati davanti alle chiese e ai conventi e dove vennero create le cosiddette ‘ruote degli esposti’, in Italia soppresse definitivamente nel 1923) a Mantova sono stati 6, con una degenza media di 3 mesi (da un minimo di un mese a un massimo di 8 mesi). Due di questi pazienti presentavano una patologia complessa. Dal primo gennaio di quest’anno sono presenti nella struttura di Patologia Neonatale due nuovi bambini esposti apparentemente sani, ma con situazioni giuridiche complesse, non risolvibili in tempi brevi.
 
Il progetto è molto innovativo – in Italia non esistono iniziative analoghe – e tiene conto dei contributi teorici forniti dalla Pediatria, dalla Psicoanalisi delle relazioni oggettuali, dalla Psicologia cognitiva, dalla Neuropsicologia, dalla Neuropsichiatria infantile e dell’adulto. Le prime relazioni del bambino con il corpo e con gli altri sono fondamentali, perché su questa base si modellano le successive interazioni con il mondo. Nelle prime settimane e nei primi mesi di vita il bambino cerca di adattarsi alle modalità di relazione fornite dalla madre, modalità che per ogni piccolo rimarranno quelle ‘vere e giuste’ per il resto della sua vita. Il bambino, nel caso dell’abbandono, si trova ad affrontare una situazione traumatica, poiché viene privato del contatto con la madre e con le figure che lo hanno accompagnato durante la gestazione. Non risconosce i suoni, le voci, l’odore che contribuirebbero a guidarlo nel processo di attaccamento alla madre.
 
Il progetto, che coinvolge la struttura di Neonatologia e Patologia Neonatale diretta da Roldano Astolfi, prevede la gestione dei pazienti da un nucleo ristretto di operatori: un numero massimo di quattro infermieri e un medico di riferimento. Lo scopo è quello di creare una situazione temporanea, quasi familiare, che progressivamente diventi nota al bambino, consentendogli di contrastare il disorientamento iniziale dovuto alla sua condizione. Viene inoltre coinvolto il Servizio Sociale Ospedaliero, in particolare per quanto riguarda i neonati esposti patologici: per i sanitari è infatti necessario condividere, spesso in urgenza, scelte con chi esercita la patria potestà, purtroppo a lungo lasciata alla direzione sanitaria, in attesa delle pratiche previste dal tribunale di competenza. Il contributo dello psicologo viene inteso come osservazione dello sviluppo cognitivo e affettivo del bambino in relazione alle figure deputate alla sua cura e alla supervisione del gruppo di lavoro.
A volte si trovano soluzioni positive. Come il caso di una mamma milanese, 40 anni, infermiera in un ospedale milanese, che ha preso in affido un bimbo con diverse malformazioni, partorito all’ospedale di Mantova e abbandonato nella struttura di patologia Neonatale. Il bimbo è nato nell’ottobre 2009, poi è stato trasferito a Milano per essere sottoposto a diversi interventi chirurgici. L’infermiera lo ha incontrato lì e ha deciso di chiedere l’affido. Dopo mesi di attesa, causa la burocrazia, è riuscita a ottenerlo.
 
 
 
PROGETTO IL CUORE NELLA SCUOLA
 
Negli ultimi 20 anni la cardiochirurgia e la cardiologia interventistica pediatrica hanno raggiunto livelli di qualità e di affidabilità di grado elevato permettendo a un buon numero di cardiopatici congeniti di sopravvivere sì, ma con una qualità di vita accettabile. I bambini crescono e affrontano quotidianamente, insieme alle loro famiglie, un percorso fatto di sfide in vari settori. La scuola per la maggior parte rappresenta il primo banco di prova per la loro quotidianità. Ma mentre le famiglie, rafforzate dall'esperienza così dura già dai primi momenti della vita dei loro figli, si muovono con sicurezza e determinazione, il mondo scolastico presenta per molti gravi difficoltà. Ad esempio, durante l'ora di educazione fisica questi ragazzi con certificati di attività fisica di tipo moderato sono talvolta costretti a presentare esonero. Non è concepita la possibilità di partecipare in altro modo, ad esempio facendo l'arbitro in una partita o il segnapunti in un'altra competizione.
 
Il progetto, che coinvolge la struttura semplice dipartimentale di Ecocardiografia Neonatale Infantile e Pediatrica, diretta da Emma Cerini, prevede un Incontro con insegnanti scuole primarie e secondarie a scopo informativo e l’assistenza alle famiglie dal punto di vista medico e psicologico, in collaborazione con la struttura di Psicologia Clinica e l’Asl.
 


Pagina aggiornata al: 15 Luglio 2010