Disabili, corsia preferenziale in ospedale

Dopo una fase complessa di progettazione e reperimento delle risorse necessarie che ha visto coinvolte la maggior parte delle strutture dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma, si inaugura ufficialmente il Percorso Delfino nella rete del Dama. Il percorso si rivolge ai portatori di gravi o gravissime disabilità. Queste persone, molte delle quali hanno raggiunto l’età adulta, gravano dal punto di vista economico, logistico, gestionale ed emotivo sulle loro famiglie. L’obiettivo è quello di fare dell’Azienda ospedaliera Carlo Poma un centro di riferimento per questa tipologia di utenti in grado di offrire una risposta diagnostica e di orientamento terapeutico rapida ed efficace.

 

I destinatari

Si intende offrire un’accoglienza dedicata ai disabili con grave deficit comunicativo, severe patologie neuromuscolari o grave insufficienza d’organo (respiratoria). Si tratta di utenti con necessità particolari che, nell’accesso a una struttura sanitaria, hanno bisogno di percorsi dedicati e protetti, locali adeguati, presenza di accompagnatori durante l’intera permanenza in ospedale, tempi d’attesa ridotti. Lo stesso Piano socio sanitario regionale auspica l’istituzione di progetti come quello elaborato dall’Azienda ospedaliera di Mantova, sulla scorta del modello ideato al San Paolo di Milano e ormai ampiamente consolidato (Dama).

 

Le strutture coinvolte

Il servizio parte inizialmete con percorsi che coinvolgono le strutture di Chirurgia Maxillo-Facciale, Cardiologia, Radiologia, Pronto Soccorso, Oculistica, Pediatria, Penumologia e i Poliambulatori con personale dedicato: un medico, Pierpaolo Parogni, due infermieri, Patrizia Mantovanelli e Paola Fantoni. Sono impegnate, inoltre, le associazioni di volontariato, che quotidianamente si dedicano ai pazienti, svolgendo un ruolo fondamentale di ausilio ai professionisti della sanità. In realtà, il progetto Delfino è già attivo da mesi, ma è stato necessario definire con precisione l’assegnazione delle risorse e procedere con l’adeguamento dei locali.

Concretamente, l’Azienda Ospedaliera Carlo Poma, in collaborazione con l’Asl e i volontari, metterà a disposizione una corsia preferenziale per assicurare un servizio multidisciplinare e coordinato. Le azioni fondamentali:
• Attribuzione del codice rosso a tutti i soggetti che accederanno al Pronto soccorso. I disabili, in altre parole, saranno sempre trattati come urgenze. Nel caso in cui la prestazione richiedesse una consulenza specialistica, sarà lo stesso specialista a raggiungere il pronto soccorso. In attesa di ricevere la prestazione necessaria, il paziente resterà, nella fascia diurna, all’interno dei locali che la direzione ha adibito a Punto Delfino. Nelle ore notturne, se necessario, gli utenti saranno invece trattenuti in Osservazione breve al Pronto soccorso.
• Istituzione di un numero verde (800484088) per la prenotazione di esami o visite specialistiche. Il call center risponderà tempestivamente alle necessità emergenti e in modo da creare il percorso più idoneo a ogni singolo paziente.
• Addestramento di un’equipe composta da medici, infermieri, ausiliari, O.s.s., volontari e personale amministrativo.


Costi e finanziamenti

Il progetto prevede una spesa di 50mila euro. La Fondazione Banca agricola mantovana ha concesso un finanziamento di 30.000 euro destinato all’istituzione di una borsa di studio per due odontoiatri. L’Anffas, invece, ha ricevuto dalla Fondazione della Comunità della provincia di Mantova 12.500 euro per l’accoglienza dei disabili in ospedale.


Il Dama (Disabled advanced medical assistance)

Il progetto Delfino sarà inserito nella rete del Dama, che sta per ‘Disabled advanced medical assistance’ (accoglienza dedicata alle persone disabili). Il Dama nasce da una delle grandi difficoltà cui devono far fronte le famiglie con un disabile grave: la possibilità di accedere agevolmente a strutture in grado di offrire risposte rapide in termini diagnostici e di orientamento terapeutico.
Alcuni anni fa la Ledha (Lega per i diritti degli handicappati), in sintonia con l’Azienda ospedaliera San Paolo di Milano, ha dato avvio a un progetto sperimentale.
 



Pagina aggiornata al: 11 Giugno 2010