Cardiologia, primo impianto di valvole senza intervento chirurgico

Primo impianto di valvole aortiche transcatetere senza intervento cardiochirurgico all’ospedale di Mantova. Ne hanno beneficiato due pazienti, una donna di 88 anni di Felonica ed un uomo di 86 anni di Marcaria. La nuova metodologia, già utilizzata con successo da alcuni anni in altri centri, prevede che le valvole vengano inserite nel cuore con incanulamento per via percutanea dell’arteria femorale. Il corretto posizionamento della protesi rispetto alla valvola aortica viene monitorizzato mediante fluoroscopia ed ecocardiografia transesofagea. Un intervento rivoluzionario effettuato nella Struttura Complessa di Cardiologia, diretta da Roberto Zanini, dai medici emodinamisti Corrado Lettieri e Francesca Buffoli sotto la supervisione del collega Jean-Claude La Borde. Il medico francese di Tolosa è co-inventore di questo tipo di device, nonché maggior esperto mondiale dell’innovativa tecnica d’impianto. Hanno partecipato alla procedura anche gli ecografisti Francesco Agostini e Francesca Cionini e l’anestesista Antonio Stuani.
 

La stenosi aortica degenerativa calcifica rappresenta la valvulopatia più frequente nel mondo occidentale: è legata soprattutto all’invecchiamento della popolazione e ha prevalenza dell’8 per cento dopo gli 85 anni. Mentre l’intervento chirurgico tradizionale rimane la terapia di prima scelta nella popolazione generale a basso rischio di mortalità, le procedure di impianto di valvola aortica, inserita senza intervento chirurgico, rappresentano, ad oggi, la prima opzione terapeutica I pazienti ad elevato rischio operatorio, o giudicati inoperabili per importanti comorbilità. Questa modalità d’impianto per via percutanea, che può essere effettuata senza intervento cardochirurgico e senza addormentare il paziente, rappresenta senza dubbio un importante progresso della tecnica e della medicina per un emergente problema di salute pubblica che è destinato ad aumentare la sua diffusione. La sostituzione valvolare è la terapia di scelta poiché è l’unica in grado di modificare la prognosi e di migliorare significativamente la qualità della vita.



Pagina aggiornata al: 16 Marzo 2010