Hiv, potenziamento screening e diagnosi precoce

in provincia di Mantova

Le problematiche correlate all'AIDS hanno subito, negli ultimi anni, un calo di attenzione da parte sia degli operatori sanitari che della popolazione, con un conseguente minor investimento nella prevenzione primaria. A fronte di questo, i dati epidemiologici indicano, in generale, che la pato-logia non è in diminuzione e che vi è un aumento della prevalenza di soggetti sieropositivi con un incremento rilevante dei costi in sanità. Dall'analisi dei dati di consumo (test HIV) in Italia e anche in Regione Lombardia emerge inoltre che la diagnosi di infezione da HIV avviene con notevole di-stanza dal momento del contagio, con conseguente ritardo di accesso alle cure; il ricorso al test è consistente ma effettuato, prevalentemente da una tipologia di soggetti non particolarmente a ri-schio, con uso improprio delle risorse.
Attualmente, il limite principale alla conoscenza epidemiologica sulla diffusione e sulle dinamiche di trasmissione dell'HIV risiede nella mancanza di un sistema informativo diffuso di rilevazione della sieropositività e delle variabili ad essa correlate (caratteristiche demografiche, fattori di rischio, evoluzione clinica); non secondario è poi il fatto che, essendo l'infezione clinicamente silente, i soggetti con infezione in atto non si sottopongano ai test per la definizione della diagnosi.
Ciò premesso, si osserva che vi sono evidenze scientifiche che la diagnosi di infezione in fase avan-zata comporta una minore aspettativa di vita, oltre al maggior rischio di generazione di casi se-condari; l'accesso precoce alle terapie antiretrovirali per i soggetti sieropositivi costituisce, inoltre, un blocco verso la malattia conclamata.
Tutto ciò richiede un rinnovato sforzo nella ricerca ed avvio di programmi finalizzati a migliorare le conoscenze delle persone maggiormente esposte a rischio di contagio e alla promozione del test.

 

Epidemiologia
Sono modificate alcune caratteristiche epidemiologiche della malattia:
-aumento continuo dell’età di prima diagnosi
-incremento percentuale delle donne con infezione HIV/AIDS
-aumento percentuale degli stranieri con infezione HIV/AIDS
-trasmissione prevalentemente per via sessuale
-elevata percentuale di diagnosi tardive

 

Alcuni dati:
Età media alla diagnosi di AIDS : nel 1989= 30 aa maschi e 28 aa femmine; nel 2009= 44 aa maschi e 40 aa femmine; il 66,3% del totale dei casi sono fra 30 – 49 anni.
Nel 2009 quasi uno su tre nuovi HIV positivi è risultato di nazionalità straniera.
Per quanto riguarda le categorie a rischio, nel 1985 i tossicodipendenti erano il 74.6 e la modalità sessuale era il 7.8 %; nel 2009 TD 5.4% e la via sessuale (omo e eterosessuale) il 79%.
In relazione alla distribuzione geografica, il tasso di incidenza in Regione Lombardia è, dopo la Re-gione Liguria, il più elevato in Italia ed è pari al 3,2 per 100000 abitanti, mentre la provincia di Man-tova con il tasso di 2,4/100000 abitanti, si colloca in una situazione medio-bassa.
La Divisione di Malattie Infettive dell’ AO C. Poma, dall’inizio dell’epidemiologia ad oggi, ha arruo-lato 1132 pazienti, di cui 250 sono deceduti per AIDS, le notifiche di AIDS sono state 417 e i pazienti in carica al 31/3/2011 sono 700.
E’ importante sottolineare, tuttavia, che, sulla base delle stime nazionali, a Mantova vivrebbero cir-ca 1100 persone con infezione da HIV, quindi 400 persone non sono intercettate dai servizi sanitari.
Una quota crescente di persone scopre di essere sieropositiva molto tardivamente, in relazione alla diagnosi di AIDS. Nel 2009, p.e., il 60% delle notifiche di AIDS ha coinciso con la prima diagnosi di infezione da HIV, sia negli uomini che nelle donne, e più frequentemente se la trasmissione era le-gata alla via sessuale.
Come conseguenza, ben 2/3 delle persone con diagnosi di AIDS, dal 1996 a dicembre 2010, non ha fruito delle terapie antiretrovirali prima di tale diagnosi.

E’ emersa, inoltre, l’importanza di un’attenzione psicologica sul problema, sia a livello della singola persona che dei fenomeni sociali. Ci sono dei pregiudizi radicati che finiscono, qualora non ven-gano affrontati, per invalidare gli sforzi organizzativi in direzione di una diagnosi precoce. C’è chi non ritiene utile fare il test perché lo ha effettuato in un lontano passato ed è convinto che non serva ripeterlo, chi ritiene che il problema non lo riguardi perché ancora fissato all’idea delle cate-gorie a rischio piuttosto che a quella dei comportamenti a rischio. Chi ritiene il test esclusivo di quanti abbiano comportamenti sessuali anomali o dissoluti, chi non lo fa perché teme che possa svelare una malattia incurabile o, al contrario, una malattia di poco conto. Paradossalmente poi, a livello sociale, si è concretizzato un meccanismo difensivo tipico di chi vuole evitare il problema, proprio nel momento in cui tutta la popolazione andrebbe, invece, sensibilizzata. Dal grande inte-resse mediatico dei primi anni, quando funzionava la convinzione tranquillizzante che l’infezione potesse interessare solo gruppi con comportamenti sessuali particolari o tossicodipendenti, oggi l’argomento è confinato a spot occasionali. D’altra parte questo è comprensibile se pensiamo a come le modalità del contagio coinvolgano gli aspetti più profondi della persona, nelle sue scelte affettive e sessuali, dove, alle difficoltà già presenti, finiscono per aggiungersi richiami alla pruden-za e alla responsabilità non sempre facili da recepire

In considerazione di queste valutazioni e dei dati epidemiologici, il Piano Regionale della Preven-zione 2010-2012 e la DGS 11572 del 16/11/2010 “Sorveglianza e controllo dell’infezione da HIV. De-terminazioni per il potenziamento delle attività di screening e diagnosi precoce” hanno individua-to, fra gli obiettivi del prossimo triennio, il potenziamento dell’attività di screening e diagnosi preco-ce del test HIV. A questo progetto partecipano l’ASL (Servizio Igiene e Sanità Pubblica) e l’Azienda Ospedaliera (UO Malattie Infettive e UO Psichiatria) con il coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale, le Associazioni del 3° settore, gruppi di interesse, associazioni di volontariato (Anlaids, Ca-ritas, Arcigay) e altre Pubbliche Amministrazioni.

 

La ricerca e il Progetto
Tutti questi temi sono stati elaborati, a partire dalla realtà Mantovana, all’interno di un proget-to/ricerca effettuato in collaborazione con l’Università Bocconi, da operatori di entrambe le azien-de, dott. Enrico Baraldi (psichiatra AO Poma), dott. ssa Fausta Caramaschi e dott. ssa Fabrizia Zaf-fanella (Servizio Igiene e Sanità Pubblica – ASL di Mantova), dott. Stefano Pellizzardi (Servizio Di-pendenze – ASL di Mantova)

Tale progetto si propone di analizzare, nell'ambito territoriale della Provincia di Mantova, l'attuale offerta delle attività di screening del test HIV per arrivare ad un incremento delle diagnosi precoci dell'infezione e di realizzare un centro di riferimento interno all'Asl con accessi agevolati per l'offerta del test, integrativa all’offerta ospedaliera.

 

Azioni
censimento degli attuali punti di effettuazione del test
revisione ed aggiornamento delle modalità di offerta del test con creazione di percorsi agevolati
ridefinizione dei gruppi a rischio:
- analisi delle “nuove” modalità di contagio nell'ambito della tossicodipendenza
- controllo sulla popolazione carceraria
- soggetti con attività sessuale promiscua (eterosessuali, omo-bisessuali)
individuazione di interventi di informazione sull'accesso al test
stesura di percorsi di formazione per MMG, operatori UUOO malattie infettive, associazioni di volontariato, gruppi di interesse
registrazione del test con procedure standard su archivio informatizzato
disegno di una rete multidisciplinare, di offerta integrata di test, informazione e indirizzo, attraverso una azione di raccordo tra l'ASL, le strutture di ricovero e di assistenza extraospedaliera, i comuni, le scuole, le associazioni operanti in campo sanitario e socio-sanitario e il volontariato sociale
percorsi diagnostico-terapeutici finalizzati all'inclusione del test in alcune patologie trigger
istituzione di un nuovo centro di riferimento per l’infezione da HIV territoriale nel 2012.
Il Centro troverà la sua collocazione a Mantova,in via Toscani 1, presso la sede principale del SISP, sia per la sua centralità, rispetto alla provincia e all’ASL, sia per soddisfare l’esigenza, più volte sottolineata, di “non stigmatizzazione” dell’utente. Detta sede, ospita, infatti, oltre agli uf-fici amministrativi, anche l’ambulatorio del viaggiatore internazionale, che riceve, quasi quoti-dianamente, una utenza molto varia in termini di età, sesso e provenienza etnica. A tale strut-tura fanno riferimento, inoltre, anche i soggetti invitati per le inchieste epidemiologiche sulle malattie infettive. Questa collocazione permetterebbe anche un utilizzo comune di alcune ri-sorse materiali (locali/attrezzature) ed umane (operatori sanitari/ amministrativi) con un rispar-mio di spesa, una integrazione di figure professionali e il supporto del Laboratorio di Sanità Pubblica che è collocato in un edificio adiacente.

Le caratteristiche organizzative previste e da sottolineare sono:
• l’attivazione di un numero verde per alcune ore al giorno che permetta un contatto diretto con un operatore sanitario;
• l’anonimato, ovvero, al paziente non viene richiesto il nome né alcun documento sanitario;
• la gratuità, ovvero il servizio viene effettuato gratuitamente e senza impegnativa del medico curante;
• la fruibilità, ovvero l’ambulatorio dove viene eseguita la consulenza e gli eventuali esami ga-rantirà un orario che tenga conto degli impegni lavorativi dell’utenza (fascia 11.30 – 13.30) e almeno un accesso settimanale in orario pomeridiano;
• la non connotazione degli utenti poiché afferiscono a locali che non portano nessun tipo di targa specifica riguardante AIDS o altre Malattie Sessualmente trasmesse, in quanto collocati all’interno di un servizio che amplia le sue funzioni istituzionali;
• supporto alla terapia antiretrovirale e attenzione al counselling pre e post test in collaborazio-ne continua con l’UO Malattie Infettive e con la consulenza della psichiatria dell’ Azienda C. POMA
Al momento dell’apertura del centro verranno forniti i particolari degli aspetti organizzativi, i detta-gli delle caratteristiche operative, gli orari e i numeri di telefono utili.
 



Pagina aggiornata al: 05 Dicembre 2011