Reumatologia, oltre 400 professionisti a confronto

Si è concluso sabato scorso il V Congresso Internazionale Multidisciplinare Approccio Clinico e Riabilitativo in Reumatologia organizzato da Giovanni Arioli, direttore del Dipartimento di Riabilitazione dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova. A questo importante appuntamento scientifico con cadenza triennale hanno partecipato oltre quattrocento specialisti tra reumatologi, fisiatri, ortopedici, geriatri ed internisti, provenienti da tutta Italia e anche dall’Europa. Infatti, oltre al premio Nobel Luc Montagnier, che ha presentato una Lettura Magistrale sulla possibile origine infettiva dell’Artrite reumatoide, hanno portato il loro contributo scientifico anche Hakkinen dalla Finlandia, Mader da Israele, da Londra e Ferrari da Ginevra.
 

Sono state affrontate tematiche relative ai percorsi terapeutici condivisi sia di tipo farmacolgico, chirurgico e riabilitativo, orientati a migliorare l’efficacia del trattamento nelle patologie dell’apparato locomotore che condizionano l’insorgenza di gravi disabilità, come l’Artrite reumatoide, la Spondilite anchilosante, la Sclerodermia, l’Artrite psoriasica, l’Artrosi, e l’Osteoporosi. Numerosi sono stati gli interventi anche dal pubblico presente che hanno permesso di focalizzare l’attenzione sulle moderne tecniche d’indagine clinica, radiologica e laboratoristica per definire percorsi diagnostici utili ad individuare precocemente una malattia reumatica.

In effetti, l’obiettivo prioritario dello specialista reumatologo, del fisiatra e dell’ortopedico, oltre che del medico di base è proprio quello di giungere nel più breve tempo possibile ad una diagnosi certa, perché solo così si potrà curare adeguatamente il paziente, ritardando ed evitando, per quanto possibile, l’instaurarsi di gravissimi danni articolari con disabilità e invalidità irreversibili. Quindi, sono stati presentati i nuovi farmaci biologici (golimumab, certolizumab, tocilizumab) per la cura di alcune malattie reumatiche, come ad esempio l’Artrite reumatoide; questi farmaci cosiddetti “biologici”, proprio perché sono prodotti con sofisticate biotecnologie, sono molto potenti e permettono di controllare il processo infiammatorio cronico con risultati straordinari sull’evoluzione di alcune di queste patologie gravemente disabilitanti.

Altro tema estremamente interessante è stato quello dell’osteoporosi, anche in questo campo la ricerca ha fatto passi enormi, individuando molecole sempre più efficaci nella prevenzione di una patologia che può comportare il manifestarsi di fratture da fragilità ossea a livello vertebrale, femorale ed altri segmenti ossei, con una conseguente difficoltà, in particolare per il paziente anziano, a ritornare, dopo la frattura, alla vita attiva nella propria famiglia. Oggi, anche per quanto concerne l’osteoporosi abbiamo farmaci capaci di prevenire fratture da fragilità d’origine osteoporotica, sia con l’utilizzo dei cosiddetti bisfosfonati a somministrazione settimanale, mensile e annuale, sia con il ranelato di stronzio a somministrazione giornaliera, sia con il paratormone; inoltre, è stata ribadita l’importanza di un adeguato apporto di calcio e vitamina D, associando un programma di attività fisica svolta, sotto controllo medico, ad esempio camminata veloce per almeno un’ora, tre volte alla settimana.

Comunque, la novità assoluta per la cura dell’osteoporosi è rappresentata dall’imminente uscita sul mercato di un altro farmaco biologico a somministrazione semestrale sottocutanea, il denosumab che sembra promettere risultati particolarmente favorevoli, in termini di efficacia e di aderenza al trattamento (nella foto, da sinistra Fabio Pajola, direttore sanitario dell'ospedale di Pieve di Coriano, il Nobel Luc Montagnier, Giovanni Arioli, direttore del Dipartimento di Riabilitazione, e Fausta Bedotti, rad Dipartimento di Riabilitazione).

 

.

 

Foto Nobel



Pagina aggiornata al: 15 Ottobre 2010